Ai ragazzi di mare e Bunazz’
Quando cammino su queste dannate nuvole, vedo le cose che sfuggono dalla mia mente. Niente dura niente dura e questo lo sai, però TC abituerai.(Vasco)
Così uguali e così diversi però unici, quasi tutti con le stesse storie alle spalle, qualche anno di galera, qualche anno di comunità, troppi orrori, troppi morti, troppo spesso.
Gli ultimi “eroi-nomani” di una città fantasma, dove si muore prima di invecchiare. Certo che l’età media si è alzata, 45 anni, non sono più ragazzini, le overdosi sono all’ordine del giorno, ogni tanto passa qualche genitore a cercare negli occhi dei ragazzi forse il proprio figlio perso, o a cercare il colpevole, che ormai non c’è più, non tornerà, vivrà solo nei loro ricordi.
Mentre i ragazzi dimenticano velocemente,
anche se il giorno prima condividevano la fiala d’acqua, incondizionatamente.
Non per cattiveria ma hanno troppe cose a cui pensare, fare, escogitare, inventare;
sembra quasi un lavoro il loro,
finalizzato solo ad un foro.
I ragazzi de mare e Bunazz,
s& ripiglian& co stu cazz,
ma comme fa’, uno te la porta, quill’altr’ llunga la carta,
dammi sti 20€ e parta.
ta trattato be, squaqlieme assime mica so’ sceme.
Droga e amici hanno in comune una sola cosa:il numero di lettere per scrivere le due parole, e tutto il resto è noia.(Califano)
Comunque nel cesso pisciaci al centro e CACACI dentro, questione d’accento.(A chi vo o po capi’)